279 – Empatia artificiale e intelligenza emotiva. Con Gabriele Gobbo e Massimo Canducci

 

Il divulgatore digitale Gabriele Gobbo dialoga con Massimo Canducci, tecnologo e saggista esperto di innovazione, per analizzare come l’intelligenza artificiale può simulare empatia e gestire le emozioni degli utenti. Dall’economia dell’attenzione all’economia delle emozioni: come alcune piattaforme potrebbero utilizzare segnali emotivi per migliorare l’interazione.

✅ Empatia artificiale: come funziona tecnicamente
✅ AI che riconoscono stato d’animo degli utenti
✅ Sistemi deterministici vs non deterministici
✅ Coltivare l’AI invece di programmarla
✅ Influenza emotiva nelle relazioni con le macchine

Le intelligenze artificiali possono raccogliere segnali emotivi e incasellare gli utenti in profili empatici. Il divulgatore digitale Gabriele Gobbo e Massimo Canducci spiegano come i sistemi possono produrre risposte arricchite con segnali progettati per migliorare l’esperienza dell’utente. L’approccio tende a replicare comportamenti compatibili con lo stato d’animo: condividere felicità, consolare tristezza, calmare rabbia.

Canducci, autore del libro “Empatia Artificiale”, introduce il concetto di coltivazione dell’AI: non si programmano ma si addestrano. Il corpo del software è vuoto e si appoggia a una base di conoscenza che viene raffinata progressivamente. I sistemi tradizionali sono deterministici: stesso input produce sempre stesso output. Le AI generative non sono deterministiche: stesso input produce risultati diversi basati su statistica.

La puntata analizza il possibile passaggio dall’economia dell’attenzione dei social all’economia delle emozioni. Il noto digitologo evidenzia come alcune piattaforme potrebbero spostare il focus verso relazioni emotive per aumentare l’utilizzo e l’influenza sugli utenti.

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Info Gabriele Gobbo:
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📝 ESTRATTO DALLA PUNTATA:

💬 “Il concetto di empatia abbiamo sempre pensato che fosse qualcosa di umano: mettersi nei panni di un’altra persona per comprendere come si sente e rispondere al meglio alle sue esigenze emotive. Le piattaforme iniziano a chiamarci per nome: questo è il primo passo verso l’empatia artificiale. Raccolgono segnali da noi, ci incasellano in profili empatici e producono risposte arricchite con segnali che servono per farci stare meglio.”

💬 “Le intelligenze artificiali non sono programmate ma coltivate. Vengono allevate e addestrate. C’è il corpo del software che è sostanzialmente vuoto e si appoggia a una base di conoscenza. Questa base all’inizio è grezza e deve essere raffinata. Questo raffinamento è una sorta di coltivazione, come facciamo con le piante quando cerchiamo di correggere quelli che per noi sono difetti.”

💬 “I sistemi informativi tradizionali sono deterministici: sulla base di quello che introduciamo otteniamo sempre lo stesso risultato. Le intelligenze artificiali generative non sono deterministiche: introduciamo sempre lo stesso dato in ingresso e quello che otteniamo è molto spesso diverso. La risposta giusta non c’è, è una questione puramente statistica.”