Intelligenza Artificiale e musica: strumento a servizio della creatività o rischio per artisti, autori e produttori? Gabriele Gobbo, divulgatore e docente esperto di cultura digitale, dialoga con Giuliano Biasin, esperto del settore musica e spettacolo, sul rapporto tra AI generativa e produzione musicale.
✅ L’AI è arte, o solo uno strumento per farla?
✅ Il paragone con il sintetizzatore ai tempi della PFM
✅ Bozze veloci con l’AI, poi rifinite dagli artisti
✅ Il rischio per compositori di colonne sonore e jingle
✅ L’idea e l’anima restano umane
✅ Il paragone con i traduttori sostituiti dall’AI
Biasin apre con una posizione netta: l’Intelligenza Artificiale non è arte in sé, ma è uno strumento che può essere usato per crearne. Il paragone che ricorre è quello con il sintetizzatore ai tempi di “Impressioni di settembre” della PFM, considerato allora una tecnologia quasi diabolica e diventato oggi la base di quasi ogni canzone.
La riflessione si sposta sull’uso reale nei grandi studi di produzione, dove l’AI viene già impiegata per bozze veloci, per farsi dare “un brano in stile anni Ottanta” da rivoltare in un remix, per sbloccare la scintilla creativa. Chi ha l’idea e la usa come amplificatore ottiene un risultato; chi non ha idee, resta al livello dell’algoritmo. Il pianoforte non ha un’anima se non c’è qualcuno che lo suona.
Il tema più concreto tocca il lavoro: le colonne sonore di film e pubblicità sono una voce di costo importante, e un produttore potrebbe decidere di generarla con l’AI e far rifinire tutto da un tecnico. È già successo con i traduttori, di cui pochi sopravvivono ai vertici del mestiere. Per i grandi come Morricone il posto resta, per il lavoro quotidiano di fascia media il rischio è reale.
👉 Guarda anche: Creare una canzone con l’intelligenza artificiale, come si fa – FvgTech #249
https://www.youtube.com/watch?v=Z4YU72ZLSWA
💬 “L’Intelligenza Artificiale di per sé non è arte, ma è uno strumento che può essere utilizzato anche per creare dell’arte. Il paragone che ha fatto Mussida della PFM è calzante: quando è arrivato il sintetizzatore ai tempi di ‘Impressioni di settembre’ era considerato una cosa quasi diabolica, oggi è la base di quasi tutte le canzoni.”
💬 “Nei grandi studi si usa già l’AI per avere lo spunto: ‘fammi un brano con sonorità anni Ottanta’, poi il produttore lo rivolta e ne fa un remix. Un pianoforte non ha un’anima se non c’è qualcuno che lo suona: chi ha l’idea usa l’AI come amplificatore, chi non ha idee resta al livello dell’algoritmo.”
💬 “Chi realizza una pubblicità o un film potrebbe dire: non voglio pagare nulla, la musica me la creo con l’AI e la faccio suonare bene da un tecnico. È già successo con i traduttori: quasi nessuno chiama più un traduttore. I grandi restano, come Morricone. Il rischio è per il lavoro quotidiano di fascia media.”
FvgTech è il programma televisivo di divulgazione su tecnologia, Intelligenza Artificiale e cultura digitale, ideato e condotto da Gabriele Gobbo. In onda dal 2018 su oltre 20 emittenti e canali italiani in syndication gratuita, disponibile on demand su web, social, podcast e app. Oltre 280 puntate su futuro digitale, sicurezza online, social media e innovazione.
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Chi conduce FvgTech: Gabriele Gobbo è divulgatore digitale, speaker e autore. Vicepresidente del Digital Security Festival, firma di Agenda Digitale, ha presentato il libro Digitalogia alla Camera dei Deputati. Da oltre 280 puntate racconta tecnologia, Intelligenza Artificiale e cultura digitale con un linguaggio chiaro e accessibile.
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