FvgTech #290 – Il software vecchio che fa funzionare il mondo. Con Gabriele Gobbo e Michele Laurelli

Tecnologia, AI e cultura digitale in TV

Bancomat, prenotazioni aeree, banche, pubblica amministrazione: dietro le interfacce moderne che usiamo ogni giorno gira spesso codice scritto negli anni Settanta e Ottanta, che quasi nessuno sa più mantenere. Gabriele Gobbo, digitologo e ideatore di FvgTech, ne parla con Michele Laurelli, sviluppatore di sistemi AI, per capire un problema enorme e invisibile e come l’Intelligenza Artificiale può aiutare a risolverlo.

✅ Il codice anni 70-80 che regge le banche
✅ COBOL: perché non lo studia più nessuno
✅ Cosa succede quando quel software si rompe
✅ Migrazioni: operazioni troppo complicate
✅ Perché ChatGPT e Gemini non bastano
✅ L’AI privata che automatizza la migrazione

Ogni volta che ritiriamo contanti al bancomat, prenotiamo un volo o interroghiamo la pubblica amministrazione, è probabile che il codice sotto sia stato scritto decenni fa in linguaggi come COBOL. Funziona, ma è un equilibrio fragile: quando si rompe, trovare qualcuno in grado di ripararlo è sempre più difficile, perché quei professionisti stanno andando in pensione e nessuno studia più quei linguaggi. Michele Laurelli spiega perché un’azienda che volesse anche solo aggiungere una funzione al proprio sistema si scontra con costi proibitivi e competenze introvabili.

La soluzione tecnica esiste e si chiama migrazione: riscrivere quel software su sistemi moderni mantenendolo retrocompatibile. Ma è un’operazione delicatissima, spesso da centinaia di milioni fino a due miliardi di euro per i grandi gruppi, e per questo molte aziende semplicemente rinunciano e restano ferme al codice vecchio. È un problema che tocca la sicurezza, la velocità e la possibilità stessa di innovare.

Qui entra l’Intelligenza Artificiale, ma non quella a cui pensiamo. Laurelli racconta il lavoro del suo team su un sistema che automatizza gran parte della migrazione, e spiega perché non si può fare con i modelli pubblici come ChatGPT, Gemini o Claude: toccando il patrimonio informatico di un’azienda si tratta proprietà intellettuale sensibile, e serve lavorare con modelli privati, in locale, scollegati da internet, in totale sicurezza.

📌 Guarda ora la puntata completa!

👉 Guarda anche: Retrocomputing e Amiga, la storia dei computer del passato – FvgTech #199
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📝 ESTRATTO DALLA PUNTATA:

💬 “Ogni volta che vai al bancomat a ritirare contanti, o prenoti un aereo, o chiedi qualcosa alla pubblica amministrazione, il codice che fa girare tutto quello è stato scritto negli anni Settanta e Ottanta. Abbiamo interfacce coloratissime e touch screen, ma sotto ci sono software più vecchi di me.”

💬 “Se cerco una persona in grado di modificare del codice scritto trent’anni fa, è molto difficile trovarla: non ci sono più professionisti che lo fanno, si sono tutti evoluti verso altro. E quei pochi rimasti costano tantissimo. Il problema è serio, perché quando quel software smette di funzionare bisogna sistemarlo.”

💬 “La migrazione non la puoi fare con modelli come ChatGPT, Gemini o Claude: quando tocchi il patrimonio informatico di un’azienda, tocchi la sua proprietà intellettuale, il cuore della sua attività. Devi lavorare in ambienti privati, con modelli scollegati da internet, in totale sicurezza.”

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